Perugia Svanita
è un poster-libro che ripercorre la storia architettonica della città e ti permette di scoprire come appariva Perugia in diverse epoche: dal primo insediamento di capanne di tremila anni fa alle gloriose fabbriche novecentesche recentemente demolite passando per le torri etrusco-romane polverizzate nelle guerre, le enormi chiese medievali smantellate dai papi, le fortezze abbattute a furor di popolo e le più semplici casette dei perugini, fatalmente disgregate dal tempo. Decine di opere che facevano da sfondo alla vita quotidiana e che gli abitanti del passato consideravano le ovvie icone della città ma che si sono perse in qualche pagine della storia volata via. Otto versioni passate del fianco occidentale di Corso Vannucci per illustrare otto versioni di città che agli occhi di un contemporaneo sarebbe semplicemente irriconoscibili ma che erano Perugia, la stessa di oggi ma completamente diversa. Non perderti la sorpresa.
Continua la scoperta
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Lo trovi anche nelle librerie cittadine.
Perugia Svanita è un poster 70×100 cm, misure che ti permettono di mostrarlo a parete usando cornici di dimensioni standard. E’ stampato a Km-0 secondo i più rigorosi criteri di sostenibilità e usando carta di elevata qualità. Ogni copia è numerata, controfirmata dall’autore e marcata come originale tramite goffratura: ogni esemplare è unico e inimitabile.
i segreti del poster
Dietro “Perugia Svanita” si nasconde una composizione fatta di diversi livelli di lettura: la barra temporale che ti permette di misurare il tempo di vita di Perugia fissando le epoche ed i principali avvenimenti storici ed una seconda barra che indica i riferimenti geografici dalla attuale Piazza Italia fino alla cima del Colle del Sole. A sinistra un paragrafo introduttivo presenta ognuna delle epoche descritte, ad ognuna corrisponde un sottotitolo con il nome di Perugia come era pronunciato in quella certa stagione storica. Al centro del Poster i profili allineati e le ricostruzioni di 40 edifici realmente esistiti nella nostra città ma che non possiamo più vedere perché “svaniti”. Piccola curiosità: i pallini sono disposti a 70 anni uno dall’altro, puoi così misurare la distanza che ti separa da un certo evento in termini di generazioni “nonno-nipote”.
Come vogliamo chiamarlo? Poster-libro? Libro-grafia? Carto-storia? Crono-poster? Libro-murale? Poster-pedia? Saggio-Manifesto? Archi-poster? Icono-libro?
come è stato realizzato?
Tutto nasce dalla frustrazione di non poter “vedere” il passato della mia città. Bellissimi i libri di storia, per carità. Ma gli storici – giustamente, per rigore scientifico – non si sbilanciano. Se manca una prova, non disegnano. Fine. Visto che la scienza ufficiale comprensibilmente non rischia, ho deciso: “me lo studio e me lo disegno io”.
Spoiler: ci ho messo dieci anni. Sì, è una follia.
Volevo recuperare la cronistoria esatta dell’urbanistica perugina ma senza l’ansia da prestazione accademica. Inoltre scrivere mi interessava ma molto meno di disegnare, volevo che il tutto avesse un taglio per lo più visivo. L’idea era confrontare le epoche in un colpo solo. Il poster era l’unico modo per tenere insieme tutta questa roba.
La parte più tosta? Anni e anni passati a leggere di tutto.
Ho accumulato una tale bibliografia ma soprattutto una tale quantità di appunti che tenere tutto insieme in certi momenti è stato decisamente complesso. Ma la vera difficoltà sta nel fatto che spesso i ricercatori arrivano a conclusioni opposte sulla stessa identica pietra. In più di una occasione ho dovuto fare il giudice scegliendo le tesi che mi convincevano di più. Ho selezionato i monumenti da ricostruire con calma e pazienza. Questo palazzo lo metto? No, lo scarto. Anzi no, lo rimetto.
Alla fine ho individuato 40 soggetti che ritenevo corretti ma soprattutto, che mi ispiravano.
Trovato la materiale, serviva il punto di vista. Quale “fetta” di Perugia poteva rappresentare meglio tutte le sue metamorfosi? Qui la scelta è stata meno difficile: Corso Vannucci, lato ovest quindi vista su Palazzo Priori, Fontana, Duomo ecc. Sono poi passato alla scelta del formato del poster e alla sfida compositiva. Decine di prove di layout per capire quante epoche e quante ricostruzioni potessi incastrare nella pagina lasciandola leggibile. Alla fine ho optato per le 8 epoche che vedete nella tavola.
Perché proprio queste? Un po’ per rendere ampio il ventaglio ed un po’ perché la storia è bizzarra: a volte cambia tutto in cinquant’anni, altre non succede nulla per secoli.
Ho iniziato alla vecchia maniera: prospetti, sezioni, disegni abbozzati a matita e finiti a china modificati all’infinito. Ricerca degli stilemi, dei materiali d’epoca, continue verifiche, continue contraddizioni. Poi, mentre ero lì a consumarmi i polpastrelli, è spuntata l’Intelligenza Artificiale. Per mesi mi sono chiesto se fosse giusto usare l’AI dopo che per anni avevo sognato di colorare tutto a mano. Poi ho pensato alla filosofia del mio blog Oonirico: qui nessuno ferma sulla porta un’idea solo perché è “verosimile” anziché “vera”, anzi sono proprio quelle più felliniane che ci piacciono! La mia finalità era divulgativa ma soprattutto “suggestiva”, il purismo filologico è giusto ma campare di paranoie non fa bene alla salute.
L’AI era perfetta per dare carne alla immagini, e l’ho usata.
Lavorare con l’AI è molto più veloce che disegnare a mano ma c’è da dire che ti costringe anche a tenere botta al suo realismo: niente sfumature o tratti rapidi dove non sai come era fatto un dettaglio… Se avessi dato retta al mio desiderio ossessivo di arrivare a qualcosa di cui non avrei avuto ripensamenti, starei ancora inserendo i mattoni uno a uno. Ad un certo punto ho dovuto dire basta e tirare una riga. Anche dopo aver montato tutto il poster, ho continuato a cambiare dettagli e diciture fino a pochi giorni fa. Un po’ perché beccavo micro-errori negli angoli più reconditi, un po’ perché volevo che la resa fosse il meglio che potevo fare, per rispetto di chiunque l’avesse guardato.
Ora, dopo dieci anni, il poster è pronto. O almeno ho (per ora) smesso di ritoccarlo. È lì per chiunque ami Perugia e abbia voglia di giocarci con gli occhi.
la filosofia dietro “Perugia Svanita”
Se sei ancora qui a leggere questo poster deve veramente esserti piaciuto. In questo caso meriti di essere coinvolto in quella che secondo me è la parte più bella del poster: le domande che ci pone.
Com’è possibile che una città rimanga “se stessa” quando, nel giro di qualche generazione, cambiano tutti i suoi atomi? Persone che nascono e muoiono, palazzi che crollano per fare spazio ad altri edifici, stili di vita che si ribaltano. Eppure, continuiamo a chiamarla con lo stesso nome. Questa faccenda ci porta dritti nel cuore di uno dei rompicapi più intriganti della metafisica: l’identità diacronica, ovvero lo strano gioco di prestigio che permette a un concetto di restare uguale a se stesso pur nello scorrere nel tempo.
Il punto di partenza è un classico del pensiero occidentale, il paradosso di Teseo. Se a una nave si sostituiscono una a una tutte le assi di legno fino a non lasciarne nemmeno una originale, quella che naviga è ancora la stessa imbarcazione? La materia stessa della città è impermanente. Non solo la carne e le ossa dei cittadini si rinnovano a ogni generazione ma anche la forma muta radicalmente, con i profili urbani che si ridisegnano continuamente. Persino il carattere della città si trasforma, portando un centro urbano a passare – com’è successo a Perugia – dall’essere una capitale dentro una civiltà fiorente a vedersi marginale colonia asservita ad una potenza in espansione, da borgo medievale ricco e prospero a fantasma decadente segnato dalla povertà, fino a risvegliarsi come libera città contemporanea. Se vogliamo metterla in quei termini filosofici che fanno facilmente colpo: la città è un evento esteso nel tempo. Una serie di fette temporali, non solo quella che calpesti oggi, ma è la somma di tutte le sue versioni passate, presenti e future.
Il parallelo con l’essere umano è perfetto, ogni circa sette anni il nostro corpo rinnova quasi tutti i suoi tessuti eppure pur non avendo più una sola cellula del passato la banca continua a chiederci di restituire il mutuo firmato un decennio prima e gli amici ci chiamano con lo stesso nome; gli abitanti fanno esattamente lo stesso con la propria città.
Se scambiassimo in blocco gli abitanti di Perugia con quelli di un’altra città, quale sarebbe Perugia?
Se una città venisse rasa al suolo e ricostruita identica altrove, sarebbe la stessa città?
Una città senza abitanti è ancora una città?
Il carattere dei cittadini “impregna” le pietre?
Se la popolazione cambia totalmente etnia, valori, credenze la città è ancora la stessa?
La città possiede un inconscio? può avere “crisi di identità” come un essere umano?
Tirando le somme di questo viaggio, c’è da chiedersi se la città sia qualcosa di reale o una splendida finzione dell’intelletto.
Noi accettiamo l’idea che rimanga la stessa solo per una questione di comodità pratica, di stabilità sociale, di legame affettivo e anche molto per paura. Parafrasando una vecchia, bellissima canzone: “paura che il mondo cambi senza di noi”.
Qualcuno dice che una città resta la stessa finché conserva una narrazione di sé, beh questo Poster ha cercato di fare la sua parte in questo senso.
Ora tocca a te. Al link qui sotto.
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